Sudore sulla fronte, un sorriso stanco sul viso, gambe che vorrebbero mollare da un pezzo. Tutto nel corpo grida di fermarsi. Eppure si va avanti. Sono proprio questi momenti che ci fanno capire cos’è davvero l’ultra running. Non sono i tempi né le classifiche, ma quello che succede quando non c’è più un motivo evidente per andare avanti, se non la propria volontà.
Più la distanza si allunga, più diventa chiaro che il corpo esegue, ma è la testa che decide se continuare. Rosanna Buchauer conosce bene questi momenti limite: li ha vissuti in innumerevoli gare. Atleta professionista di trail running e ultra trail, è una delle migliori al mondo nel suo sport. Qui condivide con noi sette consigli che la aiutano a continuare a correre, anche quando la testa vorrebbe arrendersi.
1. Parla con te stesso, ma nel modo giusto
Nelle ultramaratone più dure, il dialogo interiore diventa più forte di qualsiasi voce esterna. Dubbi, aspettative e autocritica arrivano puntuali ogni volta che la fatica si fa sentire davvero.
Ho imparato che forza mentale non significa sopprimere questi pensieri. Significa scegliere consapevolmente come parlare con me stessa. Le parole fanno la differenza tra fermarsi e continuare. Se dentro di me mi sminuisco, mi tolgo possibilità d’azione. Un dialogo interiore lucido e costruttivo mi mantiene reattiva, anche quando il dolore morde.
2. Il disagio è un’informazione. Non è un fallimento
Dolore, stanchezza e sfinimento fanno parte dell’ultra running. La chiave sta nel saper interpretare questi segnali nel modo giusto.
È come il cruscotto di un’auto: una spia gialla indica che serve attenzione, ma non che bisogna fermarsi subito. Una spia rossa invece vuol dire fermarsi. Per me la forza mentale significa proprio questo: non fare un dramma dei segnali gialli e non ignorare mai quelli rossi. Saper fare questa distinzione mi protegge in gara e non solo.
3. L’allenamento non è solo fisico
Per molto tempo ho pensato che la forza mentale arrivasse automaticamente con l’allenamento. Oggi so che anche la mente ha bisogno di struttura, proprio come il corpo.
Mi preparo mentalmente alle situazioni di fatica estrema, non come esercizio di motivazione, ma come parte dell’allenamento vero e proprio. Quando sono allo stremo, non attingo a quello che so, ma a quello che ho allenato. L’allenamento mentale mi dà lucidità proprio quando prendere decisioni diventa difficile.
4. Gli obiettivi sono bussole, non metri di giudizio
Punto sempre in alto, perché i grandi obiettivi danno direzione e senso a ciò che faccio. Ma ho imparato a non usarli come metro di giudizio per il mio valore personale.
Le gare di ultra running raramente vanno come previsto: il meteo, il percorso, il corpo… tutto può cambiare. Per me la stabilità mentale si crea quando gli obiettivi danno orientamento, senza generare pressione. La crescita non dipende solo dai risultati, ma anche dal coraggio di affrontare le sfide. Anche quando le cose vanno in modo diverso da quanto sperato.
5. Lascia che siano i pensieri giusti a parlare
I pensieri non si possono controllare, ma si può scegliere a quali prestare attenzione.
Immagino la mia mente come una stanza piena di voci: alcune mi sostengono, altre dubitano di me o mi mettono pressione. La forza mentale, per me, è decidere consapevolmente quali di queste voci far parlare e quali far tacere. Decido io a chi dare la parola.
6. La presenza batte la perfezione
L’ultra running non è quasi mai una disciplina controllata e lineare. Si suda, si lotta, si soffre. In questo contesto la perfezione non è un obiettivo realistico.
Per questo mi concentro sulla presenza: restare nel momento, fare il passo successivo, senza pensare all’intero percorso tutto insieme. La presenza riduce il sovraccarico mentale e porta chiarezza, anche nelle fasi più difficili.
7. La resilienza non è una dote, è un atteggiamento
La forza mentale non si vede solo in gara, ma soprattutto nel modo in cui affrontiamo le difficoltà. Gli infortuni, le gare interrotte e gli obiettivi mancati fanno tutti parte di questo sport.
Dopo il mio ritiro per infortunio all’Ultra Trail du Mont Blanc ho capito una cosa: la resilienza non è uno stato. È un atteggiamento. È la scelta di guardare in faccia la realtà, prendersi la responsabilità e andare avanti con nuova lucidità, sui sentieri e nella vita.
Chi è Rosanna Buchauer
Rosanna Buchauer, nata nel 1990 a Inzell, è cresciuta nelle Alpi Bavaresi e ora vive a Innsbruck. Da giovane praticava il pattinaggio di velocità sul ghiaccio, prima di scoprire la sua passione per il trail running. Ha iniziato la sua carriera nella corsa come DYNAFIT Trailhero, facendosi subito notare per la sua incrollabile determinazione e resistenza. Dal 2021 fa parte del team di atleti DYNAFIT e oggi è una delle trail e ultra-runner più forti al mondo. Che si tratti di correre nella leggendaria Snowman Race in Bhutan o di fare surf in Portogallo, Rosanna è sempre alla ricerca di nuove sfide sportive ed è in grado, come pochi altri, di spostare ogni volta un po’ più in là i propri limiti.