• SPEEDUP
  • Cambio gratuito entro 30 giorni
  • Original Dynafit Markenshop

ULTRA RUNNING | 25.04.2019 | Veronika Wasza

La sfida dell’Ultra Running: con che scarpa si corre?

Scarpe che calzano alla perfezione sono l’alfa e l’omega per ogni runner. Per chi si muove lontano dalle strade asfaltate scegliere la calzatura giusta è ancora più importante, perché proprio sui terreni inospitali i piedi hanno bisogno di un’ottima tenuta per andare veloci senza rischiare infortuni. Ma qual è la differenza fra una normale scarpa da corsa e una da trail running? Servono modelli diversi per affrontare le brevi e le lunghe distanze? E qual è la scarpa migliore per la prima corsa ultra? Ve lo spieghiamo noi, con l’aiuto di due atleti DYNAFIT che sono dei veri esperti: il trail runner e sky racer Pascal Egli e l’ultra runner Hannes Namberger.

Le scarpe da corsa per la strada vs. le scarpe per la per il fuoripista

 

Una scarpa da trail running deve soddisfare requisiti diversi da una classica scarpa da running che si utilizza sulla strada o su percorsi asfaltati. Per una scarpa destinata alla corsa su strada ammortizzazione e rullata sono chiaramente prioritarie, per proteggere i piedi, le ginocchia e legamenti dai forti urti sull’asfalto. Quanta ammortizzazione sia effettivamente necessaria dipende da numerosi fattori, come il peso del runner, lo stato generale di allenamento e la lunghezza del percorso da affrontare, di conseguenza esistono modelli più o meno ammortizzati. Nei lunghi percorsi e nelle ultra con distanze superiori ai 50 chilometri molti runner preferiscono le scarpe ammortizzate, per ridurre al minimo il carico sui piedi.


Un’altra differenza è che gran parte delle scarpe da running su strada ha un tacco rialzato. Lo stacco fra l’altezza dell’avampiede e del tallone, chiamato drop, viene inserito intenzionalmente per proteggere il piede e i muscoli del polpaccio dai sovraccarichi e dalle infiammazioni. Un drop troppo alto può tuttavia compromettere lo stile di corsa e causare una posizione innaturale soprattutto nei runner che corrono d’avampiede. Anche in questo caso quindi la scelta del drop giusto dipende molto da fattori individuali. Per i runner che tendono a iper-pronare, cioè che durante la rullata non fanno ruotare il piede verso l’interno, esistono speciali scarpe per la corsa su strada che dispongono di un apposito sostegno che contrasta l’eccessivo abbassamento dell’arcata plantare, dannoso per tendini e legamenti, favorendo una rullata armoniosa, controllata e benefica.

Nelle scarpe da corsa su strada ammortizzazione e rullata sono prioritarie, mentre per le scarpe da trail contano aderenza e tenuta.

Nelle scarpe da trail running sono invece essenziali tenuta e massima aderenza. Per correre in sicurezza su suolo impervio, bagnato o fangoso occorrono dei buoni “copertoni”, che fasciano il piede in modo sicuro garantendo un’aderenza affidabile al terreno. Il battistrada deve avere una buona trazione, trasformare cioè grazie a un profilo idoneo dinamica e forza del passo in un’accelerazione diretta in avanti. I supporti per la pronazione non si utilizzano nell’alpine running, perché lontano dalla strada lo stile di corsa è generalmente più attivo, e dato che il terreno è generalmente irregolare, non ha senso compensare il movimento del piede verso l’interno. Anche l’ammortizzazione è meno accentuata nelle scarpe da trail running, per consentire un contatto diretto con il terreno e le sue caratteristiche specifiche. Il drop è generalmente più basso, perché un tacco troppo elevato compromette la sicurezza del passo aumentando notevolmente il rischio di distorsioni.


Soprattutto in occasione di impegnative gare in montagna gran parte dei trail runner punta su una scarpa con drop basso, per essere il più possibile vicini al terreno. Per contro, il tema del comfort è fondamentale nell’ultra running, e chi si approccia a questa disciplina deve assolutamente scegliere scarpe comode. Un’altra differenza fra le scarpe da trail running e le scarpe da corsa tradizionali sta nel materiale con cui sono realizzate. Dovendo le prime sopportare molte più sollecitazioni hanno una tomaia molto più robusta e stabile. Alcuni modelli hanno in aggiunta una membrana impermeabile, per tenere i piedi asciutti a lungo in caso di neve e bagnato. La maggior parte delle scarpe da trail running ha sulla lingua una fascetta o una taschina per riporre i lacci ed evitare inciampi. Molti modelli sono dotati di copertura rinforzata per proteggere l’avampiede da urti contro radici, pietre e simili.

Scarpe da trail running

Dalla sprinter alla scarpa da ultra: i modelli DYNAFIT Feline Up, Alpine Pro e Ultra Pro.

Oggi c’è una vasta gamma di scarpe da trail running per gli utilizzi più diversi. Oltre alla lunghezza del percorso, un criterio fondamentale per la scelta delle scarpe giuste è il terreno, ancora prima della prova. I diversi modelli si differenziano soprattutto in base alle caratteristiche della suola, del drop, della calzata, del peso e dell’ammortizzazione.


Profilo della suola: Una caratteristica ben visibile delle scarpe da trail running è lo spessore del profilo della suola, che deve cambiare a seconda del tipo di terreno. Su un terreno duro e sassoso, come si trova nelle corse in montagna o nelle Sky Race, è richiesto un design intelligente dei tasselli, che garantisce massima aderenza al terreno e dà al runner un feedback diretto. Sul terreno fangoso e morbido o sulla neve si dovrebbe usare una suola composta da diverse aree, per garantire sia stabilità laterale che tenuta, un po’ come fanno gli pneumatici invernali. Per le corse ultra su terreno misto si consiglia una suola particolarmente resistente, che offra sia stabilità che tenuta. In generale sul terreno bagnato si consiglia una mescola di gomme.

Drop: Nella maggior parte delle scarpe da running il drop è compreso fra 4 e 10 mm.  Nelle distanze brevi e su terreni impegnativi gran parte dei runner preferisce un drop basso, per restare più vicini al suolo e avere una buona sensibilità per il terreno.  Nelle lunghe corse e nelle ultra la maggior parte dei trail runner sceglie invece un drop più alto, di +/- 8 mm. Un tallone rialzato offre numerosi vantaggi soprattutto ai runner meno allenati, mentre i professionisti scelgono spesso un drop ridotto anche nelle gare ultra, per ottenere una corsa molto più aggressiva.

Le suole DYNAFIT a confronto: Feline Up Pro, Feline SL e Ultra Pro.

La sprinter vs. il jolly del comfort: DYNAFIT Feline Up Pro (drop 4 mm) e Trailbreaker (10 mm)

Ammortizzazione: Anche per quanto riguarda l’ammortizzazione ci sono notevoli differenze fra i vari modelli da trail running. L’ammortizzazione non ha a che fare con il drop, infatti generalmente anche scarpe con un drop basso sono leggermente ammortizzate. Le scarpe da trail realizzate appositamente per le corse lunghe e ultra hanno di norma un’ammortizzazione maggiore rispetto a quelle da sprint. Ma anche in questo caso un runner più allenato sceglie di solito meno ammortizzazione.


Peso: Per quanto attiene il peso ci sono differenze considerevoli: le scarpe da alpine running robuste per terreni sconnessi hanno spesso un peso leggermente maggiore. Nelle corse ultra col tempo si avverte ogni grammo di troppo che i piedi devono sollevare, di conseguenza il fattore peso è di grande rilevanza, soprattutto nei percorsi lunghi.


Calzata: una calzata perfetta è tutto: solo quando la scarpa calza perfettamente, senza creare attrito o punti di compressione, ci si diverte a correre. Anche in questo caso, è la distanza che si intende percorrere a definire il necessario comfort e la dimensione della scarpa. Per corse in montagna brevi e rapide una scarpa diretta con calzata aderente rappresenta un vantaggio, mentre nell’ultra running la comodità è prioritaria. Non bisogna inoltre dimenticare che i piedi tendono a gonfiarsi, quando si percorrono 30 e più chilometri. È pertanto importantissimo comprare scarpe da ultra che siano abbastanza grandi, per evitare urti sulla punta delle dita, soprattutto in discesa.

Non esiste LA scarpa da corsa per le distanze ultra!

Tutti questi punti mostrano chiaramente che non esiste LA scarpa da trail running per le distanze brevi o LA scarpa per l’ultra, ci sono numerosi fattori che entrano in gioco nella ricerca del modello perfetto. Una cosa è certa, occorre tempo, e la calzatura per le avventure ultra deve essere scelta con cura. È essenziale che la scarpa calzi alla perfezione e che il runner ci stia comodo. Ogni tipo di terreno necessita di una suola con caratteristiche adeguate. Per i neofiti si consiglia all’inizio un’ammortizzazione leggermente maggiore. Particolare riguardo va dedicato al fattore peso, per muoversi leggeri e risparmiare energia. In ogni caso è molto importante non fare esperimenti! La prima maratona ultra va corsa solo con scarpe già comprovate e di cui si è sicuri che non creano sfregamento o punti di compressione.


Ma come si comportano gli atleti? Con che scarpe corrono in montagna? Abbiamo chiesto a Hannes Namberger e Pascal Egli

Lo sky runner Pascal Egli e l’ultra runner Hannes Namberger

Lo svizzero Pascal Egli, 30 anni, è attualmente il migliore trail runner del mondo. Campione della Skyrunner World Series 2018, corre in montagna da quando aveva 16 anni. Pascal predilige le distanze da 20 e 30 km con circa 2.000-2.500 metri di dislivello, e si sente a casa sui terreni impegnativi, con neve, pietrisco, passaggi in cresta o anche ghiaione. Dà il massimo, e sa cosa vuol dire lottare, come ha già avuto modo di dimostrare in occasione di gare di prestigio come la Tromsö Skyrace (47 km, 4.500 metri di dislivello) o la Mt. Elbrus Race, che termina a 5.640 m.


L'atleta DYNAFIT Hannes Namberger è fatto della stessa pasta. La sua specialità sono le distanze da 50-75 Km con 3.000-4.000 metri di dislivello. Un tempo si cimentava nelle gare scialpinistiche, prima di scoprire, durante la Karwendelmarsch 2015, la sua passione per il trail running. Uno dei maggiori successi di Hannes nella corsa è stato la vittoria del percorso da 75 km della Grossglockner Ultra-Trail l’anno scorso. Durante la Transvulcania, la celebre maratona ultra che si tiene sull’isola delle Canarie La Palma, Hannes nel 2018 ha raggiunto un ragguardevole ottavo posto.


Quante paia di scarpe da corsa e da trail running avete?


Pascal: Attualmente possiedo 5 modelli. Corro raramente per strada, ma quando lo faccio uso sempre scarpe da trail o la Trailbreaker di DYNAFIT.
Hannes: Circa 15 paia, ma si tratta di modelli molto diversi fra loro.


Quali modelli di scarpe utilizzate per l’allenamento e quali per le gare?


Pascal: Nell’allenamento su trail mi piace correre con la DYNAFIT Alpine Pro, che ha una buona tenuta ma è ugualmente ben ammortizzata. Sulla strada o su percorsi meno tecnici corro con la Trailbreaker. Per i tour in quota, parlo di monti alti fra 3.000 – 4.000 m, utilizzo una scarpa da trail running con Gore-Tex. Nelle gare scelgo solo la Feline Up Pro, soprattutto per il peso e per la buona tenuta.


Hannes: Per l’allenamento uso due diversi modelli, la DYNAFIT Alpine Pro e la Feline Up Pro. Per le gare la mia scelta è la Alpine Pro, per le brevi corse in montagna la Feline Up Pro.

Qual è la tua scarpa preferita e perché?


Pascal: La mia scarpa preferita è sicuramente la Feline Up Pro. È leggera al punto giusto, ha una tenuta perfetta grazie alla suola Vibram e calza benissimo, ci corro anche fino a distanze da maratona.


Hannes: Sicuramente la Alpine Pro, che grazie alla suola Vibram ha una tenuta perfetta su ogni terreno. Inoltre ha una calzata perfetta e protegge le dita dagli infortuni. Anche il drop di 8mm è ideale per le distanze ultra.

Nessuna gara è uguale all’altra. Del trail running mi piace il fatto che mi fa conoscere nuove culture, luoghi e paesaggi. (Pascal Egli)

Che esperienze avete con le scarpe da trail running per distanze brevi e lunghe?


Pascal: Dipende dal runner. Io utilizzo la Feline Up Pro sia per 10 che per 50 km, perché nel fuoripista voglio sempre rimanere vicino al terreno con poca ammortizzazione e avere poco peso sui piedi. Ma ci sono altre persone che preferiscono scarpe ammortizzate per 40-50 km. Io ho corso con questa scarpa anche una gara in piano di oltre 10 km sulla strada.


Hannes: Possedere più di un modello dà la possibilità di adattarsi meglio alle diverse condizioni rispetto a quando si ha un solo paio. Personalmente utilizzo lo stesso solo due diversi modelli, perché mi trovo molto bene. Per me la comodità è prioritaria nella scelta delle scarpe, perché le indosso molto a lungo. Le uso per correre solo fuoripista e non sull’asfalto, e questo restringe ulteriormente il cerchio della mia scelta.


Pascal, cosa deve avere secondo te una buona scarpa da trail running? Da quando, da esperto sky racer, passi a una scarpa da alpinismo?

Pascal: La scarpa da trail running perfetta ha una buona calzata, una suola abbastanza morbida, ottima tenuta e peso contenuto (meno di 300 grammi). Nell’alpine running in alta quota dipende dalla presenza o meno di neve e dalle temperature. Ovviamente se il tour è molto tecnico, con ghiaccio e roccia insieme, non si ha scelta e bisogna utilizzare buone scarpe da alpinismo perché bisogna potervi montare i ramponi. Se non c’è neve o ce n’è poca, corro anche con scarpe da trail running molto leggere fino a 4000 m. Non c’è motivo per non farlo, se il meteo regge e si ha la possibilità di riscendere in poco tempo. Ma anche questo vale solo se ci si sente sicuri nel fuoripista e se si è abbastanza veloci, altrimenti consiglio delle valide e calde scarpe da alpinismo.

Una ultra richiede al corpo il massimo sforzo. La mente deve essere preparatissima per sostenere questi strapazzi. (Hannes Namberger)

Hannes, cosa deve avere secondo te una buona scarpa da ultra? Esiste per esempio il drop perfetto?

Hannes: Calzata, tenuta, drop, rullata.  Però la scarpa perfetta non esiste.   È importante anche la dimensione.  Compro scarpe di un numero più grande, perché dopo circa 20 km mi si gonfiano i piedi e le dita urtano durante la discesa.  La scarpa deve calzare alla perfezione e non causare sfregamento, e questo si scopre solo dopo una corsa di 20-30 km.  

Hannes che corre sul Grossglockner

Dynafit atleta Pascal Egli e Hannes Namberger

Table of contents

Pascal Egli